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Parrocchia Mater Dei.
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Nella foto: La Madonnina di Monte Mario, Roma
Autore: Flavio Peloso

Divulgatore del Rosario, Don Orione illustrava il suo grande valore.

DON ORIONE PARLA DEL ROSARIO

 

Devozione vera per Don Orione era sinonimo di preghiera e santità di vita.
“La pietà non si nasconde; la si vede anche dalle piccole cose: si vede dal modo di dire l’Ave Maria, dal modo di dire il santo Rosario”.[1]

Don Orione aveva sempre l’Ave Maria tra le labbra, ad ogni occasione, sottolineando atti piccoli e grandi della sua intensa vita interiore e attività caritativa.
“Si inaridisca la mia lingua il giorno in cui non invocherò Maria!”.[2]

Nei dolori come nelle gioie, nei più disparati momenti del lavoro e del sacro ministero, l’Ave Maria era a Don Orione conforto, luce. Prima di intraprendere un viaggio, di dare corso ad una decisione, di definire un impegno, una questione… questa breve preghiera confermava immancabilmente la sua intenzione di fare tutto per la Madonna.
“Per questo si dice qualche Ave Maria prima di iniziare le nostre azioni, di cominciare qualche opera. È come dire alla Madonna che tocca a Lei fare, che noi siamo solo suoi strumenti… “.[3]

Sempre ai suoi chierici e sacerdoti ricordava: “Vi capiterà di trovarvi in automobile, in treno o al passeggio e in vista di un’immagine della Madonna: dite una parola, un saluto, un’Ave Maria, come faceva San Bernardo, al quale – lo sapete – un giorno la Madonna dall’effigie rispose: Ave Bernarde!”.[4]

È notissima l’espressione tanto cara e comune sulle labbra di Don Orione: “Ave Maria e avanti!”. Era un atto di fiducia mariana che puntualizzava progetti, esortazioni, lettere, prediche, azioni…[5]

Ma veniamo a parlare più direttamente della preghiera mariana più diffusa e familiare tra il popolo e in Don Orione: il Rosario. Ecco come Don Orione lo definisce:

“Tra le espressioni più graziose della devozione a Maria, e più dalla Chiesa raccomandate, è la pia pratica del Rosario”.[6]

“Regina omnium orationum Rosarium”.[7]

“Il Rosario è il Vangelo presentato ai cristiani in forma popolare”.[8]

Queste espressioni esprimono la stima di Don Orione per questa preghiera. Le ritroviamo poi, quasi letteralmente, a distanza di molti anni nella “Marialis cultus” di Paolo VI: “Il Rosario è una sintesi del Vangelo. È preghiera evangelica incentrata nel mistero dell’incarnazione redentrice”.[9]

Per tali motivi Don Orione amò tanto la preghiera del Rosario, la usò e la diffuse.

Fin da piccolo ne attinse amore e stima dall’insegnamento materno e dai santi esempi di Don Bosco e di altri suoi educatori. Tutta la storia della sua vita e della Congregazione fu segnata da tante “corone” del Rosario costantemente e con fede recitate e fatte recitare.

Ho trovato due raccomandazioni fatte più volte ai suoi chierici che ci rivelano il suo animo mariano tanto semplice e vigoroso.

“Non lasciate mai la corona del Rosario. Anche quando camminate per le strade, magari con la mano sotto l’abito, dite il santo Rosario. E se non potete finire un’ Ave Maria, la finirà il vostro Angelo Custode… “[10]

“Le vostre mani non devono mai star ferme… In mano dovete avere sempre qualcosa: una scopa, un libro, la corona del Rosario”.[11]

Indicava così nel lavoro, nella cultura e nella preghiera le forze dell’apostolato e della santità.

Del Rosario Don Orione parlò assai. Ne illustrò i valori, la bellezza e la necessità.

 

Il carattere cristologico-salvifico.

     “Il Rosario: è il Vangelo in compendio”.[12]

“Il Rosario pone sulle labbra del fedele, il saluto cioè dell’angelo a Maria, il Pater noster, insegnatoci da Gesù Cristo. Poi lo conduce a contemplare, nei suoi Misteri, le virtù, i dolori, le glorie dei principali personaggi che nel Vangelo si incontrano e che da 19 secoli sono l’oggetto del culto del mondo civile”.[13]

Anche se preghiera rivolta immediatamente alla Madonna, il Rosario realizza l’andare ad Jesum per Mariam.

“Che sintesi di fede, di immortali speranze, di carità, di amore di Dio e degli uomini è il santo Rosario! Sono i punti più salienti del Vangelo! Viviamo il Rosario e vivremo l’Evangelo. Vivremo Gesù e Maria”.[14]

È sempre dolce e soave al cristiano volgere il pensiero a quella Creatura sublime che meritò dall’eternità la ineffabile dignità. Poiché ricordiamo che Gesù morendo ci diede Maria per Madre”.[15]

 

Il valore ascetico-spirituale.

Molte generazioni del popolo semplice si sono formate alla scuola del Rosario, pausa di contemplazione e adorazione accessibile a tutti.

“Nel tempo della distrazione, la Madonna indica la preghiera, il Rosario come il mezzo più efficace per ritrovare la via del bene… perché il Rosario dice meditazione, raccoglimento, preghiera. Mentre c’è tanto movimento esso indica una pausa, una sosta che ridona la gioia di incontrarsi con Dio”.[16]

Il Rosario è preghiera che rafforza la fede e l’impegno di vita cristiana.

                “La corona del Rosario è come una dolce catena che lega i nostri cuori, nella preghiera e nella meditazione dei misteri, alla Madre di Dio; è una supplica piena di santa poesia, di alta poesia, quella che viene dai misteri altissimi della nostra fede… La corona del Rosario ben detta lega sempre più le nostre anime alla fedeltà alla vocazione, ai nostri doveri; con essa leghiamo la nostra volontà al bene e quasi costringiamo la Madonna a venire in nostro soccorso, ad aiutarci…”.[17]

 

Il valore popolare e pastorale.

Don Orione constatava che “il santo Rosario è la forma di preghiera più popolare”.[18] Questo perché “È una pratica così facile di pietà che tutti la possono fare. Chi non sa il Pater noster e l’Ave Maria? E poi è anche istruttivo: i 15 misteri non sono altro che il Vangelo popolarizzato, reso accessibile agli umili”.[19]

E Don Orione che aveva particolarmente a cuore proprio la fede e la salvezza degli “umili”, traviati da materialismo e ideologie devastanti fede e vita morale, divenne divulgatore di questa preghiera “sintesi di fede”.

            “Anche oggi il popolo ha l’istinto della preghiera”.[20]

Don Orione cercò di far emergere questo “istinto della preghiera”, presente, ma spesso sopito  o represso. Come esprimerlo? “La preghiera più facile e più spontanea nel cuore del popolo cristiano è quella della Vergine Santissima, specialmente col santo Rosario”.[21]

Intuendo questo grande valore pastorale del Rosario, Don Orione non si stancherà mai di raccomandarlo.

Durante una riunione dei suoi sacerdoti, nel 1914, disse: “La nostra politica sia il Rosario e il Crocifisso”.[22]

E ancora:  “Propagandate con grande zelo la devozione del santo Rosario”.[23]
“Se in qualche famiglia è andata scomparendo la pia pratica della recita del santo Rosario dobbiamo ravvivarla”.[24]

Oggi il problema della scristianizzazione si è ingigantito. Nuove urgenze si impongono. Con quanto detto sopra, Don Orione sembra indicare l’atteggiamento ravvivare quel “lucignolo fumigante” che è l’ “istinto di preghiera” del popolo. Questo lui lo fece attraverso la devozione mariana, il Rosario, intravedendovi ricche possibilità di evangelizzazione e di educazione della fede.

 


[1] Parola, 17.8.1923.

[2] Don Orione nella luce di Maria, o.c. p. 734; al Rosario sono dedicate le p. 790-811.

[3] Parola, giorno non precisato dell’aprile ’39.

[4] Parola, 10.6.1932; 3.3.1934; Diario Scoccia, Archivio B 26, p. 110.

[5] Don Orione nella luce di Maria, o.c. p. 667-479.

[6] Bollettino dell’Opera, 1° dicembre 1907.

[7] Scritti, 73-228.

[8] Bollettino dell’Opera, 1° dicembre 1907; Scritti,  61-33; 75-28; 86-64; 93-237.

[9] PAOLO VI, Marialis cultus, n. 46.

[10] Parola, 15.8.34.

[11] Don Orione nella luce di Maria, o.c. 797.

[12] Parola,14.10.31.

[13] Bollettino dell’Opera, 1 dicembre 1907.

[14] Scritti, 32-225.

[15] Scritti, 72-231.

[16] Parola, 1.9.1930.

[17] Parola, 14.10.31.

[18] Parola, 7.10.33.

[19] Ibidem.

[20] Ibidem.

[21] Ibidem.

[22] Parola, 3.6.1932.

[23] Riunioni, Archivio A 6,  16.10.1913, p. 19 e 16.10.1914, p. 24.

[24] Parola, 14.10.1931.

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